Giulia non esce la sera
E la domanda sorge spontanea: perchè Giulia non esce la sera? Perchè Giulia, la protagonista femminile della storia, è una detenuta in libertà vigilata, che di giorno fa l’istruttrice di nuoto ma la sera deve tornare in carcere. Proprio nella piscina in cui lavora incontrerà Guido Montani, scrittore di successo, a cui però manca qualcosa. Mancano le motivazioni per continuare a fare il suo mestiere, un bacino di pubblico medio-grande che lo apprezza, e l’appoggio di chi gli sta più vicino. Guido è candidato nella cinquina finale di un ambito premio letterario, con altri scrittori che a lui non vanno molto a genio (uno in particolare). E’ interessante come, nelle prime due scene del film, vediamo subito i due protagonisti della storia: tanto per mettere le cose in chiaro fin dall’inizio e non creare complicazioni inutili. Il pretesto grazie al quale Guido e Giulia si conoscono è l’abbandono del corso di nuoto da parte di Costanza, la figlia di Guido appunto. Quest’ultimo deciderà di iscriversi al corso al suo posto, per imparare finalmente a nuotare. Nuotare, restare a galla… questo film è ricco di metafore, più volte evocate e molto suggestive. Una scena clou è quella in cui Guido dice a Giulia: “Io non sono un grande nuotatore, forse non lo sarò mai. però te l’ho detto, io a galla ci so stare. Non ci vado giù; mi aggrappo a qualsiasi cosa, come fanno tutti. Tutti si aggrappano a qualcosa…. Appoggiati a me; non ce la fai a portarmi giù; neanche tu ci riesci”. E’ un dialogo che racchiude un po’ tutto il senso della storia, che ruota intorno a quel filo sottile tra rassegnazione e voglia di vivere e che rischia di spezzarsi da un momento all’altro. In “Giulia non esce la sera” c’è molto “umorismo malinconico” (come è stato definito dalla critica): non è raro sorridere a battute fatte per stemperare il clima pesante che attanaglia la pellicola, perchè diciamolo chiaramente: questo è davvero un film drammatico, molto triste. Nella prima parte della pellicola, Guido nello scrivere il suo prossimo libro è indeciso tra diverse storie: un prete che va in un privè, un uomo che si innamora della commessa di un negozio di ombrelli ecc. Tutte storie di amori impossibili, potremmo dire, tutte storielle raccontate benissimo e sintetizzate con poche immagini ma forti, d’impatto. Ed in queste storie c’è forse un po’ quello che cerca Guido. Perchè sì, Guido è sposato ed ha una figlia, ma il suo matrimonio non va proprio a gonfie vele, anzi. La stessa moglie in una scena gli chiede cos’abbia lei che non va, se sia troppo normale e banale per lui. Probabilmente sì. E’ uno scrittore di nicchia Guido, è uno scrittore (ma soprattutto un uomo, dato che si sta parlando della vita privata) che pur leggendo poco, non conoscendo il francese e tante altre cose, non ama la normalità e la banalità, o comunque sono situazioni che gli stanno strette quelle in cui si trova inizialmente. Detesta rilasciare interviste, partecipare a serate mondane, portare avanti la vita dello scrittore di successo insomma. Sia la sua che quella di Giulia sono vite sospese, alla ricerca di un qualcosa di utopico, forse quella felicità che Guido definisce come “la tristezza che fa le capriole”. Un personaggio con cui lega lo scrittore è Filippo, il fidanzatino di Costanza. E’ il classico secchione: sa tutto, conosce il francese grazie al quale traduce le canzoni a Guido e ci mette tre ore a scegliere cosa prendere alla macchinetta degli snack e delle bevande, perchè deve soppesare tutti i vantaggi e gli svantaggi di ogni singolo prodotto. Un fenomeno insomma. Ora veniamo a Giulia: di lei c’è da dire meno, o meglio il suo personaggio emerge di più nella seconda parte che nella prima. Sappiamo che ha ucciso un uomo, che è sposata e che ha una figlia, Viola, con la quale tenta inutilmente di ricucire un rapporto. Non la vediamo dentro il carcere, ma solo quando vi fa ingresso. La vediamo soltanto in piscina e, in una occasione, al mare. In sintesi è l’acqua l’elemento che unisce Guido e Giulia, e non a caso una delle scene più significative è quella in cui Giulia porta Guido sott’acqua. Perchè sott’acqua si è fuori dal mondo: suoni confusi e non distinguibili, oggetti e persone che si muovono dolcemente, un’atmosfera che solo coloro che nuotano conoscono. Le storie di Guido e Giulia sono senza speranze, come i finali dei libri di Guido che nessuno riesce mai a leggere. Può non sembrare dal mio racconto per il semplice fatto che le interpretazioni dei due protagonisti sono giocate molto sull’espressività e gli sguardi, oltre che su parole sempre ben pesate ed importanti. Il merito di tutto ciò è di Valeria Golino e di Valerio Mastandrea, che si afferma sempre più come uno dei migliori attori del nostro cinema. Perchè, anche se in realtà stupisce, “Giulia non esce la sera” è italianissimo, alla faccia di chi dice che il cinema italiano è in crisi. Pellicole italiane recenti degne di note ce ne sono eccome, basta cercarle: “Si può fare” (proposto per la candidatura all’Oscar poi andata, per ragioni politiche, a “Baarìa” di Giuseppe Tornatore), “Lo spazio bianco” (da poco recensito su questo blog) e il film in questione, tra gli altri. Ho appreso che il regista che ha diretto questa storia, Giuseppe Piccioni, ha già girato pellicole molto valide. Le recupererò. Per adesso, sono ancora devastato da questa storia così triste (non piangevo così tanto guardando un film da tempo), importante, e vicina alla gente più di quanto si possa credere. Splendida l’ultimissima scena, in cui vediamo Guido e sua figlia Costanza che si consolano delle amarezze della vita mangiando una scatola di cioccolatini. Data la bravura della regia, la validità della sceneggiatura e la credibilità in toto della pellicola, entra sicuramente nella mia classifica.
Guido Montani (Valerio Mastandrea)
“La felicità è la tristezza che fa le capriole”
Guido Montani (Valerio Mastandrea)
Io non sono un grande nuotatore, forse non lo sarò mai. però te l’ho detto, io a galla ci so stare. Non ci vado giù; mi aggrappo a qualsiasi cosa, come fanno tutti. Tutti si aggrappano a qualcosa…. Appoggiati a me; non ce la fai a portarmi giù; neanche tu ci riesci.

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