John Dillinger fu un rapinatore americano di banche attivo durante il periodo della Grande Depressione. Questo film narra la sua storia, come altri diciassette (tra il 1945 ed il 1995). Diretto da Michael Mann (Manhunter, L’ultimo dei Mohicani, Heat – la sfida tra gli altri) è una classica pellicola gangster. Molto tipico e commerciale (sicuramente nelle intenzioni, perlomeno), “Nemico pubblico” riesce abbastanza bene a conciliare il grande pubblico ed il pubblico più esigente, con un po’ di pazienza ovviamente. Ma ripartiamo dalla storia: John Dillinger rapina una banca in un minuto e quaranta secondi esatti (così dice nel film), ed è visto quasi con ammirazione dall’opinione pubblica. Perchè? Per un motivo molto semplice a cui nella pellicola non viene dato il giusto peso: “al termine delle abituali rapine, prese l’abitudine di dare alle fiamme i registri su cui erano annotati i debiti e le ipoteche, riuscendo ad attirare su di sé la riconoscenza di tanti clienti a corto di denaro in quegli anni di crisi economica e la simpatia di buona parte dell’opinione pubblica. “ (cito da Wikipedia). Nella pellicola tutta questa situazione (a meno che io non sia stato poco attento, poco probabile ma possibile) viene evocata in una sola battuta in cui si dice che Dillinger restituisce i soldi ai clienti delle banche rubate. Questa decisione potrebbe essere stata presa per non identificare troppo il pubblico con il cattivo, a rigor di logica, ma guardando il film si capisce che non è così. Viene posto molto l’accento sui comportamenti da “bravo ragazzo” di John, soprattutto nei confronti dei clienti che si trovano nelle banche al momento della rapina, e proprio sul suo essere “bravo ragazzo” nei confronti della sua compagna (le virgolette a mio parere sono sempre obbligatorie in questi casi). Non voglio criticare questa scelta, nient’affatto, anche perchè è il frutto del successo delle pellicole di gangster in sintesi. Basti pensare a “Il padrino”: chi vedendo quel film non si è identificato con Don Corleone? E’ naturale, è l’escamotage per avere una buona presa sul pubblico. Parlavo della compagna di Dillinger: è Billie Frechette, interpretata dal premio Oscar Marion Cotillard (miglior attrice per il film “La vie en rose”). E’ brava, soprattutto nella seconda parte in cui viene messa a dura prova, ma è penalizzata un po’ dal doppiaggio. Doppiaggio che penalizza, a volte anche molto, Christian Bale (in alcune volte è proprio ridicolo), a differenza della sua buona interpretazione che ricorda in alcuni frangenti il Bruce Wayne de “Il cavaliere oscuro” per espressività e freddezza. E a proposito di freddezza ecco il vero motivo per cui vale la pena vedere questo film piuttosto che un altro: l’interpretazione di Dillinger fatta da Johnny Depp. Mai sopra le righe, sempre misurato ed imperturbabile tranne che in una scena clou, quella della cattura della sua compagna in cui si lascia andare alle lacrime. E’ una scena “spartiacque” perchè preannuncia la fine, una fine che Dillinger già sa bene. Il finale è sicuramente la parte migliore della pellicola, e la cosa interessante è che è la vera fine di Dillinger quella che è stata riproposta sullo schermo, nei dettagli. E’ bellissimo il modo in cui Dillinger dice addio al pianeta Terra: in un cinema, guardando un film gangster (Manhattan Melodrama), un film che è in pratica la sua vita. Sa già che uscito da quel cinema sarà la sua fine, ma in quel momento non gliene importa niente: è lì, davanti alla sua vita riproposta su uno schermo, ed il suo sorriso beffardo vale più di mille parole. I difetti maggiori di questo “Nemico pubblico” sono la prima parte e la colonna sonora. La prima parte perchè è abbastanza piatta, non entusiasma, non lascia spazio a grandi speranze sulla buonissima riuscita della pellicola mentre poi (per fortuna) bisogna ricredersi e sorprendersi sul finale; la colonna sonora perchè qui è davvero utilizzata in maniera molto furba (comunissima, niente di originale, utilizzata un po’ a caso ed un po’ in pompa magna nelle scene più sentimentalmente coinvolgenti). Per fortuna c’è la seconda parte, in cui inizia la vera azione, in cui iniziano le vere sparatorie che valgono da sole il prezzo del biglietto, ed in cui ci si avvicina al finale che non esito a definire praticamente perfetto. Curiosità: il film è stato girato in digitale, ed in alcune scene si può osservare uno strano dinamismo che non ho apprezzato, e che non so se sia causato dal digitale o da una scelta voluta dal regista ed indipendente dal formato di ripresa. Tuttavita, a parte questo e l’effetto “Operatore della cinepresa, fermati un attimo!”, per fortuna presente in poche scene, la regia è buona. “Nemico pubblico”, pur non essendo un capolavoro e pur con tutte le critiche fatte, mi ha molto colpito e rientra nella classifica delle mie pellicole preferite.



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