Questione di cuore
“Questa è la domanda”. Francesca Archibugi ci racconta la storia di un’amicizia speciale. Alberto ed Angelo vengono ricoverati in ospedale nella stessa notte per un infarto. Non potendo fare altro, iniziano a chiacchierare e quindi conoscersi. Sin da subito Alberto (interpretato da Antonio Albanese) si dimostra una persona molto fantasiosa, loquace ed “impicciona”. Angelo (Kim Rossi Stuart), invece, è una persona sì allegra e simpatica ma anche riservata. Riservatezza che è ancor più presente nella famiglia di Angelo, che all’inizio non vede Alberto proprio di buon’occhio. La prima parte di film si svolge proprio in ospedale, tra camei (uno è del simpaticissimo Carlo Verdone) e situazioni molto divertenti. Nel momento in cui i due amici usciranno dall’ospedale, si inizierà già a capire l’esito finale del film. “Questione di cuore” dà dimostrazione di quanto la vita sia inspiegabile, incomprensibile. Alberto è uno sceneggiatore, pieno di idee e fantasie, ma neanche lui riesce a spiegare al figlio di Angelo cos’è la vita, qual è il suo senso, perchè esistono le ingiustizie. Riesce però a fargli utilizzare l’immaginazione, a trasmettergli la curiosità per ciò che accade intorno a noi, a trasmettere i pensieri in parole. Alberto ed Angelo diventeranno amici al punto tale che il primo (con diversi possedimenti e più soldi da parte) deciderà di aiutare il secondo (che non riesce più a lavorare e quindi a pagare l’affitto) ospitandolo nella sua villa in estate. Il personaggio di Kim Rossi Stuart mostra sempre la sua grande generosità, fino alla fine. Trasmette inoltre molta simpatia, con una grande interpretazione dell’attore già visto in altre grandi pellicole. Tuttavia è Alberto il personaggio per certi versi più affascinante: un uomo pieno di vita, con mille domande e con mille risposte, sempre la battuta pronta e con una grande immaginazione (viene soprannominato “l’indovino” perchè sembra quasi che riesca a leggere nel pensiero). Ottima regia, con trovate molto interessanti (ad esempio la scena in cui i due amici parlano e viene messo a fuoco primo un personaggio e poi l’altro). Come già detto non c’è il classico colpo di scena, perchè il finale si capisce quasi sin dall’inizio, ma per fortuna non c’è bisogno sempre del tocco finale per rendere un film interessante. “Questione di cuore” fa ridere, e tanto, ma fa anche commuovere ed emozionare. Ed è una storia talmente semplice, ma di effetto, che il personaggio interpretato da Antonio Albanese si ritroverà proprio a scrivere la sceneggiatura di tutto quello che è capitato a lui ed al suo amico. La moglie di Angelo (Rossana) è interpretata da Micaela Ramazzotti, una bellezza talmente straordinaria da catturare lo schermo e, a tratti, rubare la scena agli attori principali: certi primi piani rimarranno nella memoria di molti. Sempre parlando di comprimari, va sottolineato anche il ruolo di Carla (Francesca Inaudi, quella di “Distretto di polizia” per capirci). Carla è la compagna di Alberto, da lui trascurata e tradita ma comunque amata. Il film è stato girato a Roma, specialmente sulla via Casilina e zone limitrofi. Musiche non protagoniste ma solo di contorno, comunque appropriate. Unico neo della pellicola credo sia proprio la prevedibilità di cui parlavo prima, ma per fortuna non intacca la qualità finale del film che è comunque alta. Francesca Archibugi ci dimostra che il cinema non ha nazionalità, ma solo registi più o meno bravi. Questi sono i film italiani che si devono fare, il cinema italiano è ancora vivo e vegeto, alla faccia di Hollywood. Tratto dal libro “Una questione di cuore”, di Umberto Contarello.

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La sceneggiatura solida, i dialoghi non banali, la mancanza di sentimentalismi e melodrammi, il non spingere troppo il pedale sulle situazioni comiche fanno di questa storia qualcosa di profondamente vero e realistico (pur nella sua leggerezza) e che costituisce un inno all’amicizia virile che, nonostante tutto, trionfa anche in una società disgregata e in crisi come l‘attuale (ma non è un film solo su gli uomini: grande importanza è data alle figure femminili che si incastrano bene e opportunamente nella narrazione, fino a risultare indispensabili).