Valzer con Bashir
Un’immagine vale più di mille parole: mai frase fu più appropriata. “Valzer con Bashir” è un racconto di guerra. La cosa che lo rende così speciale e celebrato è il fatto che è un lungometraggio di animazione, recitato non da esseri umani ma da figure animate. Ciò che purtroppo è vero è quello che viene raccontato, ovvero la guerra. L’adozione di questo stile (quello animato, appunto) può avere molteplici significati e si potrebbe spiegare in diversi modi: innanzitutto quello di stupire. Quante volte abbiamo assistito ad un “cartone animato” (termine quantomeno volgare e semplicistico per descrivere un’opera del genere) che raccontasse così bene la guerra? Personalmente nessuna. E’ incredibile, davvero incredibile, quanto nonostante non si vedano attori o comunque personaggi “in carne ed ossa” ci si riesca ad emozionare ed indignare lo stesso. Forse più, forse meno, ma non è questo il punto. Sarà che i personaggi sono disegnati ed animati talmente bene che sembrano per davvero reali, sarà che le loro espressioni e i loro dialoghi sono gli stessi che usiamo noi, fatto sta che non collocare “Valzer con Bashir” tra le opere d’arte rimane difficile. Non si tratta di una considerazione meramente tecnica, ma di tutto il complesso. La storia è molto semplice: il protagonista (Ari Folman, colui che racconta la storia e che del film è regista e sceneggiatore) ascolta la confessione di un amico, che gli parla della guerra in Libano che entrambi hanno vissuto. Ari non ricorda, in realtà si scoprirà dopo che non vuole ricordare. Avendo vissuto un periodo tragico nella sua vita, lo ha “nascosto”, rendendolo invisibile. Il problema è che il passato ci appartiene per sempre, ed infatti a poco a poco i ricordi riaffioreranno. Da qui si snodano racconti tragici e tremendi di giorni di guerra infiniti, vissuti costantemente con la paura e con il terrore. Ari andrà a trovare diversi suoi amici che non vedeva da tempo, per cercare di ricordare, di scoprire cosa ha in realtà fatto. Inutile dire che non sarà una bella scoperta la sua. La storia non offre grandi colpi di scena, va detto, ma non è questo che si va a ricercare in una pellicola del genere. “Valzer con Bashir” è per certi versi un grande “audiolibro”, poichè racconta la storia di quel periodo in prima persona, con la viva voce di chi l’ha vissuta. E’ una storia, ed è raccontata come tale, con molti dialoghi e riflessioni, ma anche, come già affermato, con il grande “peso” delle immagini. Immagini che spezzano il cuore, che lasciano anche allo spettatore la riflessione finale su questo mondo così assurdo, sull’assurdità della guerra, sulla stupidità umana. Lo dicevo all’inizio, “un’immagine vale più di mille parole”, è per questo che raccontare un film del genere risulta difficile. Uscendo dal cinema ho pensato che se questa pellicola fosse stata realizzata tradizionalmente, con attori in carne ed ossa, forse sarebbe stato davvero troppo doloroso guardarla. E’ quasi come se, magari incosciamente, magari volutamente, le immagini animate avessero voluto dare l’impressione di voler trasmettere per certi versi un distacco dalla guerra reale. Lo spettatore superficiale, ad una prima occhiata, potrebbe pensare: “Ma tanto è un cartone animato”. Il problema è che è tutto vero, che il metodo con il quale è stata realizzata non cancella anni di storia, non cancella l’emozione e l’indignazione. Questo distacco apparente non c’è, affatto. “Valzer con Bashir” coinvolge come qualsiasi altra pellicola realizzata con attori in carne ed ossa, per il semplice motivo che, purtroppo, quello che viene raccontato è realtà e non finzione. Va assolutamente spesa una parola buona anche per la colonna sonora, che nel film ha una presenza costante e fortissima e che è qualcosa di sensazionale, da consigliare quanto la pellicola stessa. Per il resto, “Valzer con Bashir” fa dell’animazione un suo punto di forza, invece che un ostacolo. Siamo di fronte ad un’opera d’arte che merita davvero l’Oscar per il miglior film straniero. Dedicato a tutti coloro che credevano che quell’Oscar avrebbe dovuto vincerlo “Gomorra”.

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