La classe

15Ott08

Spesso la vita scolastica nel cinema non viene rappresentata con veridicità. Non penso solo ai film di Moccia o a quelli prettamente adolescenziali, ma parlo in generale. C’è anche da dire che di film sulla scuola se ne fanno pochi: in questo momento mi viene in mente il tanto acclamato “L’attimo fuggente” con Robin Williams, una grave mancanza nel mio bagaglio cultural-cinematografico alla quale spero di rimediare il più presto possibile. Se la realtà scolastica non costituisce argomento a sè stante in un film può essere per diversi motivi, la mia tesi in proposito è che la vita scolastica è una routine. Suona la campanella, si entra in classe, si seguono le lezioni (pura utopia ormai) oppure ci si distrae con gesti più o meno leciti, si aspetta di nuovo il suono della campanella per il cambio dell’ora, la ricreazione, si va a casa, si studia (anche questa è quasi utopia per molti) o si esce con gli amici, e così via. Certo, sono tanti momenti della giornata, considerando che una giornata scolastica dura mediamente sei ore (più eventuali giorni lunghi per evitare il sabato), ma tutto ciò non rappresenta una realtà già raccontata molte, forse troppe, volte? Il succo del mio discorso è: quando si parla di scuola si corre il rischio di essere banali, ripetitivi, anche noiosi. “La classe” ha il merito di non cadere in questi rischi. Siamo in Francia, nella periferia di Parigi. E’ l’inizio del nuovo anno scolastico: nuovi professori vengono accolti nella scuola presa in esame dal film dai “veterani”, che danno loro consigli su come affrontare la dura realtà scolastica quotidiana. C’è chi ci ride sopra, chi è un po’ preoccupato, ma d’altronde questa è la vita. François (non sono certo sia questo il nome poichè come già noto dimentico spesso ed in fretta i nomi dei personaggi dei film, ma questo ho trovato su imdb) è un professore che è già da diversi anni nella scuola. Gli viene affidata una classe, una classe più multietnica che mai. Vi si possono scorgere le più disparate nazionalità, con un unico tratto in comune che viene evidenziato in una scena della pellicola: tutti si vergognano di essere francesi, professore incluso. Anche a livello di personalità la classe è ben amalgata, nel senso che come in tutte le classi c’è il bullo, il ragazzo studioso (no, il secchione è solo quello dove si gettano i rifiuti), le ragazze stupidine (anzi, sgallettate, visto che questo aggettivo sarà fondamentale in una fase del film), e via discorrendo. Nella classe di questa storia si parla molto, non si fa la solita lezioncina in cui parla solo il prof e lo studente quando è interrogato (ammesso che parli). Qui si fa dialogo, ci si confronta sui temi più disparati. Non è un film contro gli studenti, è un film che paradossalmente li mette in una posizione di “uguaglianza” rispetto ai professori. Mi spiego: in una scena viene mostrato un consiglio di classe. I professori devono parlare di particolari ed importanti provvedimenti da adottare per punire i comportamenti degli studenti poco diligenti, si parla di una specie di patente a punti. Dopo aver discusso per pochi secondi di questa questione, il preside, coadiuvato da tutti i professori presenti, inizia invece a parlare di quello che per loro è il vero argomento importante da affrontare: gli aumenti dei prezzi della macchinettà del caffè. Questa scena contiene una grande metafora, secondo me quella fondamentale nell’arco di tutta la storia: non sono sempre e solo gli studenti ad essere sbandati, senza punti di riferimento. Infatti un professore a cui interessa più la macchinetta del caffè che l’educazione e lo studio dei propri studenti senz’altro un punto di riferimento non può essere. Tutto ciò è lo specchio della nostra società, nel bene e nel male. L’unica cosa che mi ha un po’ più stupito (ma che poi, riflettendoci bene, è tesa proprio a dare più realismo al film, e quindi apprezzabile sotto certi punti di vista) è stata che neanche il professor Francois ha avuto da ridire su questo strano (ormai normale, purtroppo) comportamento dei suoi colleghi. Una situazione simile avviene in un altro momento della storia, ma non posso raccontare tutto. Cercando di arrivare alle conclusioni, “La classe” è un film asciutto, privo di qualsivoglia colonna sonora, abbastanza realistico e con una buona sceneggiatura (anche se un po’ troppo “caotica” nel finale). Riguardo agli attori va fatto un discorso simile a quello che feci per “Gomorra”, e la pellicola in generale anche in questo caso è a metà tra film e documentario. Non mi ha stupito troppo, infatti, sapere che questo “La classe” è il candidato della Francia agli Oscar 2009 come miglior film straniero. Noi abbiamo rappresentato la camorra, loro la scuola a pezzi. Avanti il prossimo.

P.S.: Geniale la battuta di uno studente francese di colore: “Non mi piace Materazzi”.



No Responses Yet to “La classe”  

  1. No Comments Yet

Leave a Reply